PRESENTAZIONE DEL FORUM - LE POESIE

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Messaggio  Anja il Mar Nov 08, 2011 1:14 am



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EMILY DICKINSON




da Wikipedia
Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) è stata una poetessa statunitense. È considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo.

Nacque da una famiglia molto in vista, conosciuta per il sostegno fornito alle istituzioni scolastiche locali. Suo nonno, Samuel Fowler Dickinson, era uno dei fondatori dell'Amherst College, mentre il padre ricopriva la funzione di legale e tesoriere dell'Istituto; inoltre, ricopriva importanti incarichi presso il Tribunale Generale del Massachusetts, il Senato dello Stato e la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.

I suoi studi non furono regolari: durante gli anni delle scuole superiori decise, di sua spontanea volontà, di allontanarsi dal College Femminile di Mount Holyoke onde evitare di professarsi pubblicamente cristiana seguendo la moda dei "revival" dell'epoca. Le sue amicizie furono scarse.

Questo fu un giudizio espresso sui suoi genitori:
Mio padre è troppo impegnato con le difese giudiziarie per accorgersi di cosa facciamo.
Mi compra molti libri
ma mi prega di non leggerli
perché ha paura che scuotano la mente


Emily Dickinson scoprì la propria vocazione poetica durante il periodo di revival religioso che, nei decenni 1840-50, si diffuse rapidamente nella regione occidentale del Massachusetts. Uno dei suoi biografi ha affermato che concepì l'idea di diventare poetessa avendo come riferimento - in termini biblici - la lotta di Giacobbe con l'angelo.

Emily Dickinson visse la maggior parte della propria vita nella casa dove era nata, ebbe modo di fare solo rare visite ai parenti di Boston, di Cambridge e nel Connecticut. La giovane donna amava la natura, ma era costantemente ossessionata dalla morte, vestiva solo di bianco in segno di purezza. Si innamorò di un pastore protestante ma il suo rimase un amore platonico; dedicò molte sue opere a questo amore. Gran parte della sua produzione poetica riflette e coglie non solo i piccoli momenti di vita quotidiana, ma anche i temi e le battaglie più importanti che coinvolgevano il resto della società. Per esempio, più della metà delle sue poesie furono scritte durante gli anni della Guerra di secessione americana. Per citare alcuni tra i suoi versi più memorabili, le poesie della Dickinson dicono tutta la verità, ma la dicono indirettamente:

Di' tutta la verità ma dilla obliqua -
Il successo sta in un Circuito
Troppo brillante per la nostra malferma Delizia
La superba sorpresa della Verità
Come un Fulmine ai Bambini chiarito
Con tenere spiegazioni
La Verità deve abbagliare gradualmente
O tutti sarebbero ciechi -


Quando Emily Dickinson aveva venticinque anni decise, dopo un breve viaggio a Washington, di estraniarsi dal mondo e si rinchiuse nella propria camera al piano superiore della casa natale, anche a causa del sopravvenire di disturbi nervosi e di una fastidiosa malattia agli occhi, e non uscì di lì neanche il giorno della morte dei suoi genitori. Credeva che con la fantasia si riuscisse ad ottenere tutto ed interpretava la solitudine e il rapporto con sé stessa come veicoli per la felicità. Al momento della sua morte la sorella scoprì nella camera di Emily 1775 poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo contenuti tutti in un raccoglitore. Prima della sua morte, fino al 1955, vennero pubblicati solo sette testi. Oggi, Emily Dickinson viene considerata non solo una delle poetesse più sensibili di tutti i tempi, ma anche una delle più rappresentative. Alcune caratteristiche delle sue opere, all'epoca ritenute inusuali, sono ora molto apprezzate dalla critica e considerate aspetti particolari e inconfondibili del suo stile. Le digressioni enfatiche, l'uso poco convenzionale delle maiuscole, le lineette telegrafiche, i ritmi salmodianti, le rime asimmetriche, le voci multiple e le elaborate metafore sono diventati marchi di riconoscimento per i lettori che anno dopo anno l'hanno apprezzata e tradotta.

Emily Dickinson morì di nefrite nello stesso luogo in cui era nata, ad Amherst, nel Massachusetts, il 15 maggio 1886 all'età di 55 anni.


Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano -
Se allevierò il dolore di una vita o allevierò una pena -
O aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido
Non avrò vissuto invano.






Fammi un ritratto del sole
così che io possa appenderlo in camera mia
e possa fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano giorno!

Disegnami un pettirosso su un ramo
così che io possa ascoltarlo mentre dormo
e quando cesserà il campo nei campi
anch'io deporrò la mia illusione.

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno
se sono i ranuncoli quelli che volano
o le farfalle, quelle che fioriscono.

Poi, manda via il gelo dai prati
e scaccia la ruggine dagli alberi
dammi l'illusione che ruggine e gelo
non debbano più tornare!


Ultima modifica di Anja il Mer Mar 19, 2014 11:27 am, modificato 3 volte
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Messaggio  Anja il Mar Nov 08, 2011 1:19 am


KAHLIL GIBRAN



Kahlil, nasce a Bisherri, un villaggio nel Libano settentrionale, il 6 gennaio 1883, si chiamava Gibran Kahlil Gibran e quando emigrò negli, Stati Uniti a dodici anni e cominciò a frequentare le scuole americane, il nome gli fu abbreviato e cambiato e per questo, nei suoi scritti in inglese, la sua firma è Kahlil Gibran.

I genitori sono cristiani maroniti, cioè cattolici della Palestina settentrionale, ha due sorelle, Mariana e Sultana, e il fratellastro Boutros, nato dal primo matrimonio della madre, rimasta vedova.
La sua formazione si può ricostruire attraverso gli anni neoplatonici e paganeggianti di Boston, ove emigra nel 1894 con la madre, i fratelli ed alcuni zii. Sono gli anni dell'emigrazione araba verso gli Stati Uniti e il Brasile.
Il padre, semialcoolizzato, rimane in Libano, Gibran non avrà un buon ricordo del rapporto con lui.
E la madre, Kamele Rahmè, gli trasmette la religiosità e i valori umani della sua tradizione culturale.
A 14 anni Kahlil torna in Libano per frequentare la scuola superiore all' Hikmè di Beirut. In questo periodo si imbatte nel classicismo libanese che separa abissalmente i ricchi dai poveri, l'aristocrazia ed il clero dal popolo.
Completati gli studi, nel 1897, viaggia attraverso il Libano e la Siria. Vi fa ritorno nel 1902 come guida e interprete di una famiglia americana, ma presto deve rientrare a Boston a causa della malattia della madre, che muore di tisi l'anno seguente, come Sultana e Boutros.
A Boston, nel 1904, conosce Mary Haskell, l'incontro più importante della sua vita. Mary sarà sua protettrice, amica, musa, e più tardi curatrice delle sue opere. Si sono incontrati all'esposizione di alcuni quadri di Kahlil presso lo studio di un amico fotografo. Mary che ha 10 anni più di lui, è preside di una scuola femminile. Grazie a lei Gibran studia pittura a Parigi, tra il 1908 e il 1910, all'Acadèmie Lucien. Legge Voltaire e Rousseau, Blake, Nietzsche; scrive "Spiriti Ribelli", pubblicato in arabo nel 1908, una breve raccolta di racconti dal tono aspro e nostalgico sulla società libanese.
Tornato negli Stati Uniti, va a vivere a New York dove comincia ad essere conosciuto come pittore. Nel 1918 pubblica il suo primo libro in inglese, "Il Folle". Vive tra gli artisti del Greenwich Village. Insieme a Mikhail Naimy e il principale animatore di un'associazione letteraria Siro-Libanese, al-Rabitah, nata a Boston e New York tra letterati e pittori arabi d'oltre oceano, i Mahjar.
Gibran vuole portare avanti una "rivolta contro l'occidente tramite l'oriente", parole scritte in occasione della pubblicazione de "Il Folle", cioè contro il decadentismo dell'occidente e il tradimento del suo stesso Romanticismo. Allo stesso tempo sente il bisogno di un rinnovamento formale e contenutistico della letteratura araba, per esempio si libera della poesia monorima e quantitativa (da Qasida) per il verso libero. Gibran è stato preceduto nel secolo scorso da Al Bustani e da Marrash, due importanti scrittori del filone cristiano-orientale, che si è sviluppato nel XVI secolo. Si differenzia da loro per l'uso del linguaggio: mentre Marrash attinge tanto alla filosofia, quanto all scienza, Gibran ha un vocabolario più limitato ma è più attento all'effetto artistico, anche se questo può sembrare strano agli europei che trovano più determinante per Gibran "il messaggio" dell'opera rispetto alla "letteratura". Nel nuovo continente egli si inserisce nella poesia americana sulla scia di Thoreau, Whiteman, Emerson (che stimò in modo particolare), poeti naturalisti di tradizione protestante e predicatoria.
Spesso pubblica dei disegni insieme alle opere, mai lunghe. Sembra che Auguste Rodin lo abbia definito "Il William Blake del XX secolo". Le prime biografie di Gibran, scritte da chi lo frequentò molto negli ultimi anni, come Mikhail Naimy e Barbara Young, e in parte dettate da Kahlil stesso, non sono tuttavia completamente affidabili, in quanto tendono ad alimentare il ruolo di Guru che molti ammiratori già vedevano in Gibran. Il primo studio serio su di lui è quello di Kahlil S. Hawi, pubblicato a Beirut nel 1972.
La salute di Gibran è piuttosto minata negli ultimi anni di vita che trascorre tra New York e Boston, dove vive e lavora sua sorella Mariana. Muore a New York, di cirrosi epatica e con un polmone colpito da tubercolosi, il 10 Aprile 1931. Gibran è sepolto in un antico monastero del suo paese d'origine, in un giorno di pioggia, accompagnato da pochi amici, tra i quali Barbara Young, (Le parole dette: "Il corteo funebre di Gibran" di Barbara Young). Gibran lascia i diritti d'autore in eredità agli abitanti di Bisherry per opere di pubblico beneficio.

Le due opere più celebri di Gibran sono "Il Profeta" e "Il Giardino del Profeta", riguardano il rapporto tra l'uomo e l'uomo e la natura e li trattano con la pienezza della visione mistica e panteistica della vita e della morte caratteristica della dottrina del loro autore. "Il Profeta" fu pubblicato a New Jork nel 1923. Il protagonista del libro, il profeta Almustafà, fu identificato dai lettori, per l'incisività del messaggio, con lo stesso autore. "Il giardino del Profeta", rimasto incompiuto, fu pubblicato postumo nel 1933. Almustafà, tornato nella sua terra natale, si rivolge alla propria gente come dispensiere di saggezza:
sulla vita, sul desiderio, sull'esistenza:

"E allora dischiudici a noi stessi e a noi rivela ciò che sai su quanto passa tra la nascita e la morte"

da Wikipedia




FRASI SUI FIGLI

E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.

Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farvi simili a voi:
La vita procede e non s'attarda sul passato.
Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dellì'Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco.


Ultima modifica di Anja il Dom Mar 09, 2014 5:08 am, modificato 2 volte
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Messaggio  Anja il Mar Nov 08, 2011 1:25 am


FEDERICO GARCIA LORCA




Federico Garcia Lorca nasce il 5 giugno 1898, a Fuentevaqueros, presso Granada. I libri ce lo descrivono come un bambino allegro, ma timido e pauroso, dotato di una straordinaria memoria e di una passione evidente per la musica e per le rappresentazioni teatrali; un ragazzo che non andava troppo bene a scuola ma che era capace di coinvolgere nei suoi giochi un'infinità di persone. La sua vocazione letteraria affiora negli anni, dopo aver conosciuto Antonio Machado e Miguel De Unamuno. In seguito scoprirà anche la passione per il disegno e l'amicizia di personaggi come Dalí, Buñuel, De Falla, Alberti, Neruda, Salinas, Aleixandre e quest'ultimo, nel Prologo a Obras Completas di lui scriverà: "Era tenero come una conchiglia di spiaggia; innocente, nella sua tremenda risata bruna, come un albero furioso; e ardente, nei suoi desideri, come un essere nato per la libertà..." La sua capacità di ascoltare le sue voci interiori lo ha reso cantore di ogni cosa esistente: la vita, la morte, l'amore, gli alberi, la sua chitarra, la sua tristezza. Nel febbraio del 1936 Federico redige e firma, assieme a Rafael Alberti ed altri 300 intellettuali spagnoli, un manifesto d'appoggio al Frente Popular, che appare sul giornale comunista "Mundo Obrero" il 15 febbraio, un giorno prima delle elezioni che la sinistra repubblicana vince. Il 17 luglio 1936 scoppia l'insurrezione militare fascista contro il governo della Repubblica: inizia la guerra civile spagnola. Il 19 agosto Federico García Lorca, che si era nascosto a Granada presso alcuni amici, viene trovato, rapito e portato a Viznar, dove, a pochi passi da una fontana conosciuta come la Fontana delle Lacrime, viene brutalmente assassinato.


La Chitarra

« Empieza el llanto
de la guitarra.
Se rompen las copas
de la madrugada.
Empieza el llanto
de la guitarra.
Es inútil callarla.
Es imposible
callarla.
Llora monótona
como llora el agua,
como llora el viento
sobre la nevada. »





« Comincia il pianto
della chitarra.
Si spezzano le coppe
dell'alba.
Comincia il pianto
della chitarra.
È inutile tacerla.
È impossibile
tacerla.
Piange monotona
come piange l'acqua.
Come piange il vento
sulla montagna. »
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