CHARLES BAUDELAIRE

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CHARLES BAUDELAIRE

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:48 pm






Charles Baudelaire nasce a Parigi, in una casa del Quartiere Latino, il 9 aprile del 1821. Il padre, già sessantenne, muore nel 1827 e la madre, Caroline Dufaÿs, ancora giovane, sposa il tenente colonnello, e in seguito generale, Jacques Aupick, il quale, a causa della propria freddezza e rigidità e anche del perbenismo borghese, si guadagnerà l’odio del figliastro.
Baudelaire frequenta prima il Collège Royal di Lione e poi il Collège Louis-le-Grand della sua città, scuola da dove viene espulso nel 1839. Ha già capito e deciso che la vocazione irreprimibile deve essere quella del poeta e dell’uomo di lettere, del dandy e del flâneur. Ma questa vocazione viene contrastata con forza soprattutto dal comandante Aupick, che preferirebbe una professione borghese, più tranquilla e meno scandalosa e inutile.
Nel 1841, spinto dalla famiglia, Baudelaire si imbarca su una nave diretta a Calcutta, ma dopo soli dieci mesi interrompe il viaggio per fare ritorno a Parigi, dove, ormai maggiorenne, entra in possesso dell’eredità paterna (centomila franchi), che gli permette di vivere per qualche tempo in grande libertà.
È il suo periodo di maggiore felicità e il più memorabile della sua esistenza: abita in un bellissimo appartamento nel quartiere più alla moda di Parigi, veste in maniera ricercata, frequenta i migliori letterati dell’epoca. Intanto, nella primavera del 1842, conosce Jeanne Duval, un’attrice meticcia che gli starà, tra alti e bassi, vicina per sempre.
Ma quando, dopo due anni, M.me Aupick scopre che il figlio ha già speso circa la metà del lascito paterno, consigliata dal marito, intraprende una procedura per poter ottenere un curatore a cui venga affidato il compito di amministrare con maggiore oculatezza il resto dell’eredità. Da ora in avanti, Baudelaire sarà costretto a chiedere al proprio tutore persino i soldi per un paio di pantaloni.
Il suo esordio come poeta risale al 1845 con la pubblicazione di A une dame créole, mentre, per vivere, è costretto a collaborare a riviste e giornali con articoli e saggi che saranno poi raccolti in due libri postumi, L’art romantique e Curiosités esthétiques.
Durante la rivoluzione del 1848, Baudelaire va anch’egli sulle barricate e qualcuno, si dice, lo sente incitare la folla e gridare: "Andiamo a fucilare il generale Aupick". Nel 1850 scopre Edgar Allan Poe, il grande scrittore americano alla cui opera dedicherà alcuni anni di vita con saggi e traduzioni.
Nel 1857, a trentasei anni, pubblica Les fleurs du mal. All’inizio non è possibile parlare di grande successo letterario, ma piuttosto di un vero e proprio scandalo: il libro viene processato per immoralità e l’editore, Poulet-Malassis, deve sopprimere sei poesie. Solo nel 1861 uscirà la seconda e definitiva edizione, riveduta e arricchita di nuovi poemi.
Intanto, le condizioni di vita di Baudelaire continuano a peggiorare, e peggiora anche il suo stato di salute, anche a causa dell’alcol e dell’oppio. Di queste esperienze rimane testimonianza soprattutto nel libro Les paradis artificiels ( 1860). Invecchia precocemente, ma proprio in questi anni lavora con alacrità. Comincia a comporre i poemi in prosa di Le spleen de Paris, che usciranno postumi nel 1869.
Nel 1860 subisce la prima crisi cerebrale. Dall’anno precedente al 1866 prepara anche Mon coeur mis à nu. Nel 1866 esce Le peintre de la vie moderne, opera dedicata a Constantin Guys.
Con la speranza, attraverso una serie di conferenze, di guadagnare un po’ di denaro, nel 1864 parte per il Belgio. Vi trascorre, invece, giorni di assoluta miseria, tra indicibili sofferenze fisiche e morali. Proprio in quel paese, nel 1866, a Namur, mentre sta visitando la chiesa di Saint-Loup, viene colpito da un attacco di emiplegia e di afasia. Rimane paralizzato nel lato destro del corpo. Il 31 agosto del 1867, a Parigi, nella casa di cura del dottor Duval, Charles Baudelaire muore a quarantaquattro anni. È sepolto nel cimitero di Montparnasse, insieme alla madre e al detestato patrigno.
Nel 1949 la Corte di Cassazione francese riabilita la sua memoria e la sua opera.
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L'ALBATRO

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:51 pm





Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri,
grandi uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio,
il bastimento scivolante sopra gli abissi amari.
Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro,
goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi,
candide ali, quasi fossero remi.

Com'è intrigato, incapace, questo viaggiatore alato!
Lui, poco addietro così bello, com'è brutto e ridicolo.
Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro,
zoppicando, mima l'infermo che prima volava.

E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere,
assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra,
fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo.


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LA VITA ANTERIORE

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:54 pm


Ho a lungo abitato sotto ampi portici che i soli marini tingevano di mille fuochi e che grandi,
dritti e maestosi pilastri rendevano simili a grotte di basalto.
I marosi rotolando le immagini dei cieli, mischiavano in maniera solenne
e mistica i possenti accordi della loro ricca musica ai colori del tramonto riflessi dai miei occhi.

È là che ho vissuto in calma voluttà, nell'azzurro, fra onde, splendori e schiavi nudi che,
impregnati di profumi, mi rinfrescavano la fronte agitando palme.
Loro unico scopo, rendere più profondo il segreto doloroso in cui languivo.


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I FARI

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:56 pm


Rubens, fiume d'oblìo, giardino della pigrizia,
cuscino di carne fresca su cui non si può amare,
ma in cui la vita fluisce e di continuo s'agita,
come l'aria nel cielo e il mare dentro il mare;

Leonardo da Vinci, specchio oscuro e profondo,
in cui angeli incantevoli, con un dolce sorriso pieno di mistero,
appaiono all'ombra dei ghiacciai e dei pini che ne chiudono il paesaggio;

Rembrandt, triste ospedale tutto pieno di murmuri,
decorato soltanto da un grande crocifisso,
ove la preghiera in lagrime esala dalle lordure
e il sole d'inverno appare con un raggio improvviso;

Michelangelo, luogo indefinito in cui si vedono Ercoli mescolarsi a Cristi,
elevarsi dritti dei fantasmi possenti che nei crepuscoli si stracciano di dosso il sudario stirando le dita;

e tu, che la collera dei pugili, la bellezza dei ribaldi, l'impudenza dei fauni hai saputo raccogliere,
Puget, uomo debole e giallastro, grande cuore gonfio d'orgoglio - malinconico imperatore dei forzati;

Watteau, carnevale in cui tanti cuori illustri errano come farfalle di fuoco,
scenari freschi e leggeri rischiarati da lumi che, versano la follia su un ballo vertiginoso;

Goya, incubo pieno di cose misteriose, di feti fatti cuocere in pratiche stregonesche,
di vecchie che si specchiano e di fanciulle nude che si aggiustano le calze per tentare i demòni;

Delacroix, lago di sangue abitato da angeli maledetti, ombreggiato da un bosco di pini sempre verdi ove,
sotto un cielo malinconico, strane fanfare passano come un sospiro smorzato di Weber;

queste maledizioni e bestemmie, questi lamenti, queste estasi, e gridi e pianti,
questi Te Deum sono un'eco ripetuta da mille labirinti: per un cuore mortale sono un oppio divino.

È un grido ripetuto da mille sentinelle, un ordine ritrasmesso da mille portavoci,
un faro acceso su mille fortezze, un suono di cacciatori perduti in grandi boschi!

Perché, veramente, o Signore, è la migliore testimonianza che noi si possa dare della nostra dignità
questo singhiozzo ardente che passa di secolo in secolo per morire ai piedi della tua eternità.


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ELEVAZIONE

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:57 pm


Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli, delle montagne, dei boschi,
delle nubi, dei mari, oltre il sole e l'etere, al di là dei confini delle sfere stellate,
spirito mio tu ti muovi con destrezza e, come un bravo nuotatore che si crogiola sulle onde,
spartisci gaiamente, con maschio, indicibile piacere, le profonde immensità.

Fuggi lontano da questi miasmi pestiferi, va' a purificarti nell'aria superiore,
bevi come un liquido puro e divino il fuoco chiaro che riempie gli spazi limpidi.

Felice chi, lasciatisi alle spalle gli affanni e i dolori che pesano con il loro carico sulla nebbiosa esistenza,
può con ala vigorosa slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;
colui i cui pensieri, come allodole, saettano liberamente verso il cielo del mattino;
colui che vola sulla vita e comprende agevolmente il linguaggio dei fiori e delle cose mute.
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Re: CHARLES BAUDELAIRE

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