KAHLIL GIBRAN

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KAHLIL GIBRAN

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:28 pm



Kahlil, nasce a Bisherri, un villaggio nel Libano settentrionale, il 6 gennaio 1883, si chiamava Gibran Kahlil Gibran e quando emigrò negli, Stati Uniti a dodici anni e cominciò a frequentare le scuole americane, il nome gli fu abbreviato e cambiato e per questo, nei suoi scritti in inglese, la sua firma è Kahlil Gibran.

I genitori sono cristiani maroniti, cioè cattolici della Palestina settentrionale, ha due sorelle, Mariana e Sultana, e il fratellastro Boutros, nato dal primo matrimonio della madre, rimasta vedova.
La sua formazione si può ricostruire attraverso gli anni neoplatonici e paganeggianti di Boston, ove emigra nel 1894 con la madre, i fratelli ed alcuni zii. Sono gli anni dell'emigrazione araba verso gli Stati Uniti e il Brasile.
Il padre, semialcoolizzato, rimane in Libano, Gibran non avrà un buon ricordo del rapporto con lui.
E la madre, Kamele Rahmè, gli trasmette la religiosità e i valori umani della sua tradizione culturale.
A 14 anni Kahlil torna in Libano per frequentare la scuola superiore all' Hikmè di Beirut. In questo periodo si imbatte nel classicismo libanese che separa abissalmente i ricchi dai poveri, l'aristocrazia ed il clero dal popolo.
Completati gli studi, nel 1897, viaggia attraverso il Libano e la Siria. Vi fa ritorno nel 1902 come guida e interprete di una famiglia americana, ma presto deve rientrare a Boston a causa della malattia della madre, che muore di tisi l'anno seguente, come Sultana e Boutros.
A Boston, nel 1904, conosce Mary Haskell, l'incontro più importante della sua vita. Mary sarà sua protettrice, amica, musa, e più tardi curatrice delle sue opere. Si sono incontrati all'esposizione di alcuni quadri di Kahlil presso lo studio di un amico fotografo. Mary che ha 10 anni più di lui, è preside di una scuola femminile. Grazie a lei Gibran studia pittura a Parigi, tra il 1908 e il 1910, all'Acadèmie Lucien. Legge Voltaire e Rousseau, Blake, Nietzsche; scrive "Spiriti Ribelli", pubblicato in arabo nel 1908, una breve raccolta di racconti dal tono aspro e nostalgico sulla società libanese.
Tornato negli Stati Uniti, va a vivere a New York dove comincia ad essere conosciuto come pittore. Nel 1918 pubblica il suo primo libro in inglese, "Il Folle". Vive tra gli artisti del Greenwich Village. Insieme a Mikhail Naimy e il principale animatore di un'associazione letteraria Siro-Libanese, al-Rabitah, nata a Boston e New York tra letterati e pittori arabi d'oltre oceano, i Mahjar.
Gibran vuole portare avanti una "rivolta contro l'occidente tramite l'oriente", parole scritte in occasione della pubblicazione de "Il Folle", cioè contro il decadentismo dell'occidente e il tradimento del suo stesso Romanticismo. Allo stesso tempo sente il bisogno di un rinnovamento formale e contenutistico della letteratura araba, per esempio si libera della poesia monorima e quantitativa (da Qasida) per il verso libero. Gibran è stato preceduto nel secolo scorso da Al Bustani e da Marrash, due importanti scrittori del filone cristiano-orientale, che si è sviluppato nel XVI secolo. Si differenzia da loro per l'uso del linguaggio: mentre Marrash attinge tanto alla filosofia, quanto all scienza, Gibran ha un vocabolario più limitato ma è più attento all'effetto artistico, anche se questo può sembrare strano agli europei che trovano più determinante per Gibran "il messaggio" dell'opera rispetto alla "letteratura". Nel nuovo continente egli si inserisce nella poesia americana sulla scia di Thoreau, Whiteman, Emerson (che stimò in modo particolare), poeti naturalisti di tradizione protestante e predicatoria.
Spesso pubblica dei disegni insieme alle opere, mai lunghe. Sembra che Auguste Rodin lo abbia definito "Il William Blake del XX secolo". Le prime biografie di Gibran, scritte da chi lo frequentò molto negli ultimi anni, come Mikhail Naimy e Barbara Young, e in parte dettate da Kahlil stesso, non sono tuttavia completamente affidabili, in quanto tendono ad alimentare il ruolo di Guru che molti ammiratori già vedevano in Gibran. Il primo studio serio su di lui è quello di Kahlil S. Hawi, pubblicato a Beirut nel 1972.
La salute di Gibran è piuttosto minata negli ultimi anni di vita che trascorre tra New York e Boston, dove vive e lavora sua sorella Mariana. Muore a New York, di cirrosi epatica e con un polmone colpito da tubercolosi, il 10 Aprile 1931. Gibran è sepolto in un antico monastero del suo paese d'origine, in un giorno di pioggia, accompagnato da pochi amici, tra i quali Barbara Young, (Le parole dette: "Il corteo funebre di Gibran" di Barbara Young). Gibran lascia i diritti d'autore in eredità agli abitanti di Bisherry per opere di pubblico beneficio.

Le due opere più celebri di Gibran sono "Il Profeta" e "Il Giardino del Profeta", riguardano il rapporto tra l'uomo e l'uomo e la natura e li trattano con la pienezza della visione mistica e panteistica della vita e della morte caratteristica della dottrina del loro autore. "Il Profeta" fu pubblicato a New Jork nel 1923. Il protagonista del libro, il profeta Almustafà, fu identificato dai lettori, per l'incisività del messaggio, con lo stesso autore. "Il giardino del Profeta", rimasto incompiuto, fu pubblicato postumo nel 1933. Almustafà, tornato nella sua terra natale, si rivolge alla propria gente come dispensiere di saggezza:
sulla vita, sul desiderio, sull'esistenza:

"E allora dischiudici a noi stessi e a noi rivela ciò che sai su quanto passa tra la nascita e la morte"
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FRASI SULL'AMORE

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:30 pm


Allora Almitra disse: parlaci dell'Amore.
E lui sollevò la stessa e scrutò il popolo e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse:
Quando l' amore vi chiama, seguitelo.
Anche se le sue vie sono dure e scoscese.
e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui.
Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.
E quando vi parla, abbiate fede in lui,
Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.



Poiché l'amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà.
Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole,
Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra.



Come covoni di grano vi accoglie in sé.
Vi batte finché non sarete spogli.
Vi staccia per liberarvi dai gusci.
Vi macina per farvi neve.
Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli.
E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio.
Tutto questo compie in voi l'amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita.
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FRASI SUI FIGLI

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:31 pm


E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.

Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farvi simili a voi:
La vita procede e non s'attarda sul passato.
Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dellì'Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco.
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PARLACI DELL'AMICIZIA

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:32 pm


E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte ?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
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Questo mondo...

Messaggio  Anja il Gio Set 29, 2011 9:33 pm


da: "Il mondo illusorio"

Questo mondo è come una taverna,
e Padre Tempo ne è il padrone e l'oste,
che solo v'accoglie chi s'è imbevuto
di sogni incongrui e discordanti.

Giacché tutti bevono e corrono come
fossero i destrieri del folle desiderio;
sicché vi è chi blatera se prega,
e chi farnetica per beni da acquistare.

Pochi su questa terra gustano la vita,
e non hanno a noia i suoi gratuiti doni;
o non ne deviano i flussi in coppe
in cui galleggia e annega la loro fantasia.

Se riuscirai a trovare un'anima sobria
in questo stato di frenesia,
ammirerai come la luna ha trovato
in questa piovosa nube un baldacchino.

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Re: KAHLIL GIBRAN

Messaggio  Maribella il Lun Mar 05, 2012 8:48 pm



Esiste qualcosa di più grande e più puro
rispetto a ciò che la bocca pronuncia.
Il silenzio illumina l'anima,
sussurra ai cuori e li unisce.
Il silenzio ci porta lontano da noi stessi,
ci fa veleggiare
nel firmamento dello spirito,
ci avvicina al cielo;
ci fa sentire che il corpo
è nulla più che una prigione,
e questo mondo è un luogo d'esilio."
(K. Gibran - Le ali spezzate)




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Re: KAHLIL GIBRAN

Messaggio  Anja il Lun Mar 05, 2012 9:06 pm


Bello da far mancare il respiro!!! coeur

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Re: KAHLIL GIBRAN

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